Itinerari turistici - Naturalistici
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1 -Parco fluviale delle Gole del Nera
immagine 1 -Parco fluviale delle Gole del Nera
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Le Gole del Nera rappresentano una degna prosecuzione della Valnerina dopo l'attraversamento della Conca Ternana del fiume Nera.

Questa porzione di territorio che congiunge idealmente i due bacini sopra menzionati, si presenta interessante sia da un punto di vista paesaggistico (suggestivo il percorso sentieristico che si snoda lungo la ex Ferrovia), che naturalistico e storico.

Alla estremità meridionale delle Gole ci sono resti dell'Antico e strategico porto romano e del cantiere navale che testimoniano l'antica navigabilità dei Tevere e del Nera.

In alto. sulla montagna di S.Croce, si scorgono le grotte un tempo abitate da eremiti e l'abbazia di S.Cassiano e sotto di essa i resti dell'imponente Ponte d'Augusto (27 a.C).

Sull'altro versante, adagiata su uno sperone del Monte Maggiore, si erge la, "Superba Narnia" sigillo e simbolo dell'atmosfera storico-medievale che pervade l'intera valle.

Non va sottovalutato l'interesse faunistico dell'area, posta a monte dell'oasi ecologica del Lago di S.Liberato (raggiungibile proseguendo il percorso dopo il porto Romano). Ci permettiamo di evidenziare alcuni risvolti, ancora poco noti, che la rendono interessante dal punto di vista ornitologico: le aspre pareti rocciose ospitano una vitale popolazione di Passero solitario, residente anche sulle torri narnesi, ed offrono rifugio ad alcune specie di rapaci notturni e diurni.

I boschi di Leccio e Ornello, in molti punti quasi impenetrabili, danno ospitalità ad un lungo elenco di specie migratrici: dai Colombacci, che a volte vi si fermano a nidificare, ai Tordi, ai Merli, alle Ghiandaie, e alla moltitudine di altri Passeriforrni che nei periodi autunnale e primaverile sorvolano la nostra penisola nei loro lunghi voli migratori.


Video Promo delle #GoleDeNera. Il paesaggio, la natura, la storia e il fiume.




Gole del Nera

 
2 - Il Centro d'Italia. Ponte Cardona
immagine 2 - Il Centro d'Italia. Ponte Cardona
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Il Centro Geografico della Penisola cade esattamente su Narni e per la precisione su Ponte Cardona, un manufatto della Roma Imperiale che portava l'acqua potabile alla Città. L'ufficialità è stata data dall'Istituto Geografico Militare di Firenze, che ha dichiarato Ponte Cardona Centro Geografico d’Italia ed ha stabilito le seguenti coordinate:

Latitudine 42° 30’ 11"

Longitudine 12’34’24"

Ed è proprio questo il punto situato a uguale distanza da Nord a Sud, da Est a Ovest dell’Italia. L'Associazione Turistica Pro Narni, che ha compiuto le ricerche necessarie, ha anche provveduto alla installazione di un cippo nel punto mediano della Penisola.
Ma a parte l'aspetto "geografico" Ponte Cardona è parte integrante dell'antica Formina, antico acquedotto che servì di acqua potabile la città sino ai primi decenni del nostro secolo. Lasciando l’auto nei pressi dell' ex ristorante "Il Montagnone", si prosegue il cammino a piedi fin dove inizia una salita. Qui sulla sinistra, dopo il fossetto, ci si immerge in un sentiero che, pur avvolto da una fitta vegetazione, lascia un respiro inaspettato.
Ci si accorge, poco dopo, di viaggiare su un antico manufatto, un acquedotto di età romana, le cui bocche di sfioro dell’acqua segnano con cadenze regolari la distanza, fatto costruire venti secoli fa dal prefetto delle acque M. C. Nerva.
Grandi querce e lecci accompagnano il cammino sino a quando, improvvisamente, la macchia si fa meno fitta. Seppure il fosso che costeggia la Formina raggiunge una profondità di quindici o venti metri, il percorso sembra miracolosamente proseguire nel vuoto. E’ qui Ponte Cardona in tutta la sua austera e solitaria possenza. E’ un ponte romano realizzato in opera quadrata con conci di travertino. La sua architettura si richiama a quella dell’età Augustea. E’ ad un solo arco a tutto sesto, leggermente rialzato. Si deve scendere nel letto del fosso per ammirarne tutta la sua bellezza: un’architettura vecchia di duemila anni emerge nel groviglio di una vegetazione spontanea e forte, a voler ricordare come l’uomo, quando vuole, possa accordarsi perfettamente con la natura. L’acquedotto della Formina è in parte stato scavato in galleria e parte costruito in muratura.
Segue un percorso tortuoso dovuto all’esigenza di mantenere la propria pendenza costante lungo un tracciato che parte da Sant’Urbano e raggiunge Narni dopo quindici chilometri.


 
3 - I tigli e il bosco della Rocca
immagine 3 - I tigli e il bosco della Rocca
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Accanto ad una delle quattro torri angolari, nel piazzale che si affaccia sulla valle del Nera, un gruppo di quattro tigli secolari resiste ai venti, solo in parte al riparo della possente rocca. Il più grande è alto 13,5 metri, ha una circonferenza del tronco di 3 metri e la larghezza della chioma di 9 metri. Nel giardino ci sono anche altri alberi secolari. Intorno ci sono molti ulivi ed è possibile fare escursioni nei boschi dove predomina il leccio, ma è possibile vedere anche il carpino nero, la roverella e qualche pino d' Aleppo. Partendo dalla Fonte Feronia è possibile prendere la strada di Caprile che prosegue fino alla località di San Nicolò sulla strada per la frazione di Itieli. Invece dalla Rocca è possibile prendendo il sentiero in salita raggiungere l'ex convento dei Cappuccini Nuovi della prima metà del XVII secolo. Fu fondato nel 1603 da fra Girolamo Mutini Narnese, predicatore apostolico, il quale molto si adoperò per la realizzazione di questo convento dei Cappuccini del luogo nuovo (poi detti Cappuccini Nuovi). Infatti il vecchio convento (poi detto dei Cappuccini Vecchi) era situato ben più lontano e risultava molto scomodo ai frati per recarsi Narni; altro motivo fu la comodità di attingere acqua, soprattutto per irrigare, dall’acquedotto della Formina, di epoca romana, ubicato nei pressi e di cui ancora oggi si possono vedere alcuni tratti. Il muro di cinta del 1615, ancora oggi presente e che racchiudeva parte dell’acquedotto, fu a lungo motivo di contrasti; fu necessario, infatti, lasciare un passaggio per dare la possibilità di attingere acqua e la presenza di estranei e soprattutto di donne contraddiceva la clausura e disturbava la meditazione dei frati. La consacrazione della chiesa, infine, avvenne il 6 maggio 1663, a sessant’anni dalla fondazione, per mano del Vescovo di Narni Raimondo Castelli.

Il convento rimase in attività per un paio di secoli, poi, passando per alterne vicende, si arrivò alla soppressione nel 1860. Successivamente fu acquisito dal Comune e dopo varie ipotesi di utilizzo, fu venduto all’onorevole Francesco Paternostro, deputato al Parlamento Nazionale. Da questi fu trasformato in sala di conversazione e di ballo e ad abitazione. Nuovo acquirente fu, nel 1895, l’ingegnere romano Edoardo Martinori, il quale operò una più significativa trasformazione. Questi, personaggio eclettico, utilizzò molte sovrastrutture in stile moresco, creando quella tipicità che ancora oggi rimane. Sistemò i molti oggetti e cimeli, che riportava dai frequenti viaggi in oriente, nelle sale, creando una sorta di abitazione-museo. All’esterno costruì una torre a forma di minareto; inserì in giardino un laghetto con al centro una guglia di travertino poggiata su quattro sfere di ferro. Divenne così “Villa Martinori”. Oggi l’edificio è un albergo con ristorante chiamato il Minareto, momentaneamente chiuso.


 
4 - Il castagno e il bosco di San Francesco
immagine 4 - Il castagno e il bosco di San Francesco
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Presso S. Urbano c'è Lo Speco di Narni fondato da San Francesco di Assisi nel 1213. Lo Speco è una grande fenditura nella roccia dove S. Francesco si ritirava in preghiera, di fronte c'è il grande castagno. Secondo la tradizione è nato dal bastone che il Santo piantò nella terra prima di lasciare lo Speco levando le braccia al cielo cantando le bellezze della natura e lodando Dio. Questo castagno secolare oggi ha un'altezza di 19 metri e la circonferenza del tronco misura 6,25 metri. Secondo l'ultimo censimento effettuato dal Corpo Forestale dello Stato è l'albero più antico della regione Umbria. Il luogo di particolare e suggestiva quiete, è immerso in boschi di lecci secolari a sottolineare la sacralità del luogo, e offre la possibilità di godere straordinarie viste sulla conca Ternana, sui monti Martani e Reatini.

 
5 - Lago di San Liberato
immagine 5 - Lago di San Liberato
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Questo bacino si trova a poche centinaia di metri dal fiume Tevere e quindi dal confine con il Lazio, originatosi dallo sbarramento dei fiume Nera effettuato a scopi idroelettrici nel lontano 1953, è condotto e gestito dall'A.C.E.A. Con una 'estensione originaria di circa 100 Ha e una capienza potenziale di 6 milioni di mc di acqua, il lago ha subito nel corso degli anni l'evoluzione tipica dei bacini di origine artificiale. L'accumulo di sostanze inorganiche e organiche, trasportate dal fiume e dall'origine talora industriale, hanno determinato un notevole interramento e conseguente eutrofizzazione del bacino che ora presenta i punti di massima profondità (circa 6 m) in corrispondenza del vecchio corso dei fiume.

Anse, meandri, rallentamenti in presenza di curve od ostacoli naturali, determinano la formazione di ambienti talora molto interessanti occupati da una flora e una fauna molto diversificate e frequentate anche per la nidificazione da specie ornitiche interessanti. Dall'area industriale dei piani di Montoro, il fiume Nera si dirige lentamente verso il lago, incassandosi in gole alte fino ad alcune decine di metri. Una fitta vegetazione ripariale costituita da Pioppi, Ontani, Salici, lasciata all'evoluzione naturale, crea qui un ambiente suggestivo, tale da ricordare le gallerie delle foreste equatoriali. Sulle pareti verticali del fiume si notano varie formazioni di felci tra cui il comune Capelvenere; nella fascia superiore al bosco ripariale si stagliano a volte superbi esemplari di Leccio e Roverella, residuo dell'associazione vegetale (Quercion-ilicetum) precedente alla formazione dell'invaso e riconducibile alla macchia mediterranea. Associazioni assimilabili al tipico bosco igrofilo si riscontrano anche lungo la parte centrale dei due fossi che si immettono nel lato est del lago ed ancora sostanzialmente integri: il fosso di Bufone e quello di Piccarello. Tra la vegetazione emergente si annoverano la Cannucciola palustre, Carici, Giunchi, Tife, Gigli d'acqua tipici delle zone palustri e in comune col lago di Recentino. Estese praterie di Potamogeto o Lingua d'acqua ed altre specie come il Miriofillo e il Ceratofillo in associazione con la Lenticchia d'acqua ospitano ancora una discreta popolazione di Rane verdi. Tra gli anfibi si ricordano il Rospo comune e la Raganella, ormai rara. Varia anche la popolazione di rettili ed ancora numerosa. Tra loro si annoverano: Natrice dal collare, Biacco, Saettone, Vipera aspide, Lucertola dei muri, Orbettino. La fauna ittica, scomparsi solo negli anni settanta gli ultimi esemplari di Trota fario e di Luccio pur presenti nel fiume molto più a monte, comprende attualmente: Tinca, Scardolo, Caranio, Carpa, Anguilla, Spinarello, Alborelle, Cavedano. Aspetti interessanti anche l'entromofauna, soprattutto Coleotteri e Lepidotterí di molte specie anche rare, che ora omettiamo per brevità. Naturalmente, all'interno di questa varietà biologica, per certi aspetti ancora ben rappresentata ed in buono stato di conservazione, non potevano mancare i Mammiferi e gli Uccelli: sono comuni l'Istrice, il Tasso, la Volpe, la Faina, la Donnola, la Nutria, il Cinghiale. Incerta risulta la presenza della Martora; ma ricca e varia è la popolazione di micromammíferi, attestata dalla frequenza di rapaci notturni come il Barbagianni, l'Allocco, la Civetta e d'inverno anche il Gufo comune. Sono invero circa 170 le specie di uccelli censite nel corso degli anni, alcune solo occasionalmente, altre in maniera regolare in migrazione, nidifícanti o svernanti.


 
6 - Lago di Recentino
immagine 6 - Lago di Recentino
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E' un piccolo lago artificiale, conosciuto come Lago di Narni o Lago di Recentino, che è stato ottenuto mediante uno sbarramento sul Torrente Aia ai fini della produzione di energia elettrica. Il lago, alimentato artificialmente anche dalle acque provenienti dal Fiume Nera, è situato in una zona pianeggiante caratterizzata da spazi agricoli e piccoli boschetti sparsi su suoli alluvionali, circondati da sedimenti di natura villafranchiana (sabbie, argille giallastre e ghiaie), che a sud della diga vengono a contatto con un modesto rilievo caratterizzato da un affioramento di calcare massiccio, appartenente al complesso orogenico della catena amerina. Di modeste dimensioni, il bacino ospita una ricca e numerosa avifauna acquatica, che vi sverna in quantità davvero stupefacenti.

Migliaia di Folaghe ed anatre di varie specie si raccolgono nelle sue acque ricche di cibo, centinaia di Cormorani e alcune migliaia di Gabbiani comuni insieme ai Gabbiani reali, le Gavine, gli Svassi maggiori, i Tuffetti vi svernano regolarmente. E’ veramente un grande spettacolo naturale quello che si pone agli occhi di un osservatore nel tardo pomeriggio invernale, quando migliaia di uccelli giungono qua per la sosta notturna. Allora si rincorrono voli ai voli, in un turbinio di ali, voci e richiami, tanto da ricordare le grandi aree naturali di esotica memoria: tutto in appena circa 80 ettari di superficie. Sul lago sono stati osservati Smergi minori, Fistioni turchi, Volpoche, Svassi piccoli e alcune decine di Oche selvatiche. Vi nidifica abbondantemente lo Svasso maggiore, la Folaga, il Germano reale, il Tarabusino, il Porciglione, la Gallinella d’acqua. Occasionalmente ha nidificato il Corriere piccolo lungo il torrente Aia. Recentemente ha ospitato una coppia di Cigni reali, che ha tentato la nidificazione, purtroppo senza successo.

Per ulteriori informazioni consultare il sito: http://www.narnipaideia.it/

 
7 - Il giro del Censo
immagine 7 - Il giro del Censo
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Il giro del Censo è un percorso di circa 1,2 km che si snoda intorno alla quasi sommità dell’omonimo colle nella sua interezza, a due passi dal paese di Itieli. Viene anche definito “passeggiata Matricardi” dal nome di un sacerdote, Padre Matricardi, appunto, che proprio all’inizio del ‘900 ebbe per primo l’idea di realizzare un percorso che seguisse il giro della sommità del Colle a ridosso del paese, per una passeggiata ricca di piante e di varietà di animali selvatici. Quando lo si percorre è piuttosto frequente imbattersi in scoiattoli, volpi e perché no? Anche cinghiali innocui.

Si può anche approfittare della presenza di un vero e proprio percorso botanico per conoscere i tipi di piante più presenti in questa zona. Una serie di pietre poste ai piedi di ogni esemplare, reca il nome del tipo di pianta, sia nella sua versione scientifica che in quella popolare, in modo che siano facilmente riconoscibili da tutti. Il percorso botanico può ancora essere completato, ma molti sono ormai gli elementi già “censiti”. Lungo il percorso si ha anche la possibilità di vedere che cosa sia un “tubo di vento”: una fenditura nel terreno che lascia fluire dell’aria, dando l’impressione che al suo interno si nascondano chissà quali misteri. In realtà sono dei cunicoli all’interno della roccia che attraversano il monte e che hanno la caratteristica di mandare aria fresca in estate (per contrasto) e aria calda d’inverno, tanto che, nelle mattinate superfredde in cui la temperatura scenda sotto lo zero, si vede uscire del vapore dalla fenditura stessa. Il giro del Censo è una passeggiata rilassante, ma ricca di sorprese e particolarità, come l’originale meridiana posta all’imbocco, dedicata allo stesso Padre Matricardi e i due enormi massi posti all’altro lato, che in realtà sono i resti di un antico canneto fossile.

 
8 - Circuito di Trekking Turistico - Mountain Bike Narnia Hiking Ring
immagine 8 - Circuito di Trekking Turistico - Mountain Bike Narnia Hiking Ring
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Un cammino di 153 Km, 7 tappe in linea, una tappa di trekking urbano di 6,6 Km, 170 punti di interesse, 176 punti di ospitalità-ristoro.

Semplici cittadini, associazioni e istituzioni coinvolte nella nostra visione.

Un cammino condiviso, una locomotiva per trainare il territorio. Dove per molti esiste una problematica, noi vediamo un’opportunità.


Per maggiori informazioni:


Indirizzo posta elettronica:




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